Sull’Utilità della filosofia

Studiare filosofia potrebbe apparire qualcosa di perfettamente inutile, lontano dalla realtà, dalla vita quotidiana, da ciò che ci circonda abitualmente. Niente di più falso. Ragionare nei termini anzidetti è, in effetti, possibile, certo: magari gli studenti che si approcciano alla filosofia possono ricavare un’impressione, per esempio, di disciplina sterile, improduttiva. Nozioni che si susseguono l’una all’altra, senza quasi né capo, né coda: pensatori che, sui medesimi argomenti, anzi, no!, su argomenti i più disparati possibili, assumono le più bizzarre e contraddittorie posizioni possibili. Se la filosofia avesse qualche utilità e fosse una scienza, ecco, non ci sarebbero tutte queste confusioni fra un pensatore e l’altro; non sorgerebbe l’interrogativo sul significato di memorizzare nozionio tanto diverse fra loro, quanto astruse.

Se il blog che qui da tempo si coltiva, magari nelle pause dell’insegnamento proprio di questa disciplina, ha pure un senso, sarebbe quello di introdurre nuovi adepti alla filosofia, consapevole, al di là del linguaggio utilizzato, che la filosofia non è assolutamente una religione: eppure, a me piacerebbe davvero che questa forma di sapere, l’autentica sua forma, avesse proseliti, sostenitori, e per fare ciò oggi credo che le risorse di un blog, del multimedia, siano di vitale importanza: ecco, giungiamo alla più semplice e apparentemente banale fra tutte le possibili risposte circa l’argomento proposto. Se la filosofia permette la redazione di questo blog o di altri similari, essa non è stata inutile. Ma è evidente che non si’intenda qui scendere in tale banalità: la filosofia ha a che fare con l’uomo, con il mondo, con la scienza, l’arte e la cultura in generale. L’uomo è intelligente, è curioso, si interroga: ecco perché è nata la filosofia, una scienza la quale, sin dalle sue origini – forse un po’ meno oggi – ha cercato di abbracciare tutto lo scibile, l’intero universo del sapere. Logica e metafisica, cominciamento e principio primo, la questione del male, del bene, del bello e delle virtù etiche; la politica, la gnoseologia, la religione, la scienza  e ciò che alla scienza afferisce: non credo si possano circoscrivere gli innumerevoli campi d’indagine della filosofia.

Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?, Paul Gauguin (1848–1903)

Rivedo i miei post precedenti, molto scolastici, e in effetti il loro primo obiettivo era di permettere a potenziali studenti di avvicinarsi a un mondo che, critica dopo critica e filosofo dopo filosofo, appare affascinante ma forse, almeno di primo acchito, difficile parimenti da memorizzare. Ecco: fare filosofia è anche divulgare il sapere filosofico, che non è elitario, né può esserlo. La filosofia del XXI secolo, anzi, la filosofia delle ultime decadi del XX secolo mi sembra essersi fatta maggiormente democratica, aperta, ricca di riscontri, di possibilità di coinvolgere sentimenti e ragione di chiunque, per nulla, dunque, estranea alla vita di ogni giorno: rispetto all’assunto di partenza di queste mie riflessioni, si ha un ribaltamento, che non è banalmente dialettico. Si tratta del diritto/dovere di insegnare le nuove generazioni a ragionare, a riflettere, a capire, ad argomentare: sembra poco, ma in realtà è molto. Ragionare è vedere innumerevoli punti di vista, assorbirli, accettarli, dimenticarli e recuperarli: fare filosofia è un sapere in crescita non perché ci siano nuove teorie da proporre – talvolta, in effetti, ve ne sono anche – ma perché il percorso filosofico è talmente personale, che ogni volta che ci si approccia, si scopre davvero qualcosa di diverso, di nuovo. Per esempio, ho a lungo trattato di come le primitive argomentazioni filosofiche, nel VI secolo a.C., in quella Ionia magno-greca in cui la filosofia ha visto gli albori e la civiltà occidentale si è cullata, ci sia stato un primigenio tentativo di metafisizzare la realtà: la metafisica, la Scienza prima o filosofia prima non sono conquiste (solo) aristoteliche: Aristotele ha potuto scrivere qualcosa sui filosofi precedenti poiché egli, verisimilmente, ne intravvedeva dei germi di quella che, pur nella versione frutto della sua medesima interpretazione, era la sua filosofia. Così teologia e metafisica nascono con Talete e passano attraverso i fisico pluralisti che compresero come un arché unitario è, filosoficamente, già in sé una contraddizione ontologica, oltre che logica: c’è un po’ tutto in tutte le cose, per parafrasare Anassagora! Del resto, come spiegare una realtà tanto composita come la nostra, ricorrendo a un solo principio? Il molteplice non può che generarsi dal molteplice, il complesso dal complesso; certo, si giungerà all’idea che questo complesso da cui ogni complessità deriva debba essere più semplice del complesso che se ne ottiene. Ma intanto, l’impostazione è di tipo metafisico, è un’idea della realtà e sulla realtà quella che emerge all’interno di questo pensiero, di questa concezione teorica!

Ma parlare di avvio di un approccio metafisico laddove si investigava il senso profondo della natura non è forse adottare un punto di vista fra i molteplici possibili? E l’indagine sulla natura concerneva, da ultimo ma non davvero da ultimo, la conoscenza delle caratteristiche proprie della natura stessa oppure riguardava la capacità dell’uomo di conoscere la natura e di approcciarsi a essa? Il centro della filosofia, sin dai suoi primi albori, era la natura o l’uomo? O, ancora, il dialogo – il discorso a due, la dualità – fra uomo e natura? Interrogarsi sull’uomo è interrogarsi sulla natura? E non è valido anche l’approccio opposto?

https://www.google.it/url?sa=i&rct=j&q=&esrc=s&source=images&cd=&cad=rja&uact=8&docid=m30AoEf_XxiCOM&tbnid=jlCtcCOeJnQnyM:&ved=0CAUQjRw&url=http%3A%2F%2Fwww.trainingplanet.it%2Ftag%2Flaurea-specialistica-area-umanistica%2F&ei=Z-2-U8rqOYfLOICGgNAE&bvm=bv.70138588,d.ZGU&psig=AFQjCNGHUmn0aTuMpNS9JQkrR8uZpvJDdA&ust=1405107543004772

Perché esattamente imparare la filosofia? Direi essere questo il senso del post.

L’utilità della filosofia, si diceva: sviluppare la logica e vedere sempre dinamicamente i diversi punti di vista. Sino a tempi recenti, e in parte ancora oggi, mi piaceva parlare in termini dialettici: oggi, pur  mantenendo questa concezione post-hegeliana (dello stesso Hegel filtrata dalla sua scuola), preferisco talvolta impiegare i termini di dialogo, di dinamica fra i diversi concetti e teorie. Ogni volta che torno alla filosofia, nell’insegnamento così come nella vita, nuove relazioni mi giungono alla mente: ecco, esplicitarle, discuterle, mi sembra non un compito da poco, punto (non) secondario (cioè momento per nulla trascurabile), all’interno di un blog che cerca di rendere profano, volgare il sapere filosofico, senza nondimeno perdere quelle che sono le peculiarità proprie del medesimo ragionare. La filosofia è utile, per non rinsecchire l’animo: con questa immagine, solo a prima vista distaccata dal contesto della riflessione proposta, chiudo, invitando il lettore a pensare come, se non ci fosse stata la filosofia, non ci saremmo date quelle risposte che hanno permesso all’uomo di farsi un’idea profonda delle cose.

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