Unità e Molteplicità nei Presocratici

È noto come per Talete il principio fondativo della realtà sia l’acqua: l’umido impregna tutte le cose e, dunque, esso diviene l’elemento ultimo e fondativo del reale: un principio naturale condensa in sé le proprietà dell’universo.

Figura 1 – Le motivazioni della scelta dell’acqua quale arché.

Si può dunque asserire che, alle spalle della speculazione di Talete – e degli altri Cosmologi ionici – ci sia un riferimento all’empiria, all’esperienza, come dimostra la slide in figura 1. Abbiamo già argomentato in post precedenti come la realtà, per questi fisiologi, è concepita come unitaria, sebbene, propriamente, questa affermazione sia parziale, non avendo i primi filosofi riflettuto sulla distinzione fra Spirito e materia (Spirit and Matter, Form and Idea). Sarà questa una graduale conquista dello sviluppo filosofico successivo, che porterà a una definitiva risoluzione del problema di una relazione fra l’Unità e la Molteplicità delle cose: questo problema mi sembra, in effetti, costituire l’origine della speculazione filosofica. Come l’Unità può vivere entro la Molteplicità? Non c’è forse contraddizione fra il molteplice e l’unitario? È possibile giungere a una sintesi di questo molteplice?

Probabilmente non è semplice giungere a questa sintesi, sin quando sussiste, all’interno della speculazione filosofica, una certa ambiguità e un costante digradare dello Spirito nella Materia e della Materia nello Spirito.

Figura 2: One and Many: a central problem of the philosophical speculation.

In ogni caso, la consapevolezza dei primi filosofi era che la realtà non può che essere una, nonostante il cambiamento che i sensi avvertono: anzi, propriamente, il cambiamento è reale e appartiene a tutti gli effetti alla Realtà, intesa nella sua unicità. Ciò cui si assiste è una sorta di dialettica che si va instaurando fra le due dimensioni dell’Uno e dei Molti: ogni cosa è mentre si modifica nel proprio essere e se è, nel momento stesso in cui esiste è una, ma nel momento in cui cambia diviene molteplice. Tuttavia, questa stessa dialettica è ancora ambigua e non è dotata di tutte le implicazioni risolutorie che saranno caratterizzanti il periodo successivo della storia della filosofia. Solo quando ci si rende conto che la realtà presenta diversi gradi – o coefficienti – di Essere, solo quando si inizia a gerarchizzare l’Essere medesimo, la dialettica fra Uno e Molti sarà perfettamente stabilita.

Eppure, già con Talete, Anassimandro e Anassimene si è iniziato a cogliere la necessità di tale processualità: se la Realtà è una, allora unico deve essere il principio esplicativo che si deve rinvenire, pena il rischio di non essere logicamente coerenti. Ed ecco che qui, subito, rinveniamo al passaggio successivo: la logica è l’elemento primario che è sotteso nel ragionamento filosofico. Certo, come detto in precedenza, il riferimento archetipico è connesso all’esperienza, all’empiria, al mondo dei sensi che suggeriscono, per esempio, che l’evaporazione produce l’aria e il congelamento il ghiaccio e, per associazione a ciò, la terra: dall’acqua, per Talete, deriva sia la terra, sia l’atmosfera. Le trasformazioni di un elemento in altre sostanze hanno genesi empiriche, ma forse non hanno a che vedere con il metodo sperimentale rigoroso: intuizione e logica, invece, sono soggiacenti alla speculazione filosofica dei Cosmologi dell’Antica Ionia.

Figura 3: Ionian area represented the cradle of philosophy.


Logicamente, potremmo asserire che, se la realtà è una, uno ne è il principio costitutivo, e non ha grande importanza sapere se tale arché sia l’acqua, l’àpeiron, l’aria o l’Essere stesso: ciò che invece conta è riuscire a superare una visione mitica, per spiegare l’origine dell’Universo e , dunque, il mondo stesso.


Tutti i cosmologi condividevano l’idea di un’unità del cosmo, nonostante dovessero ogni giorno interfacciarsi inevitabilmente con la presenza del Molteplice, della diversità: si può giungere alla conclusione di Parmenide secondo cui le trasformazioni sensoriali siano solo illusorie e porre così l’attenzione della propria filosofia sull’Essere, il quale così diviene paradossalmente l’arché della medesima filosofia parmenidea. Si può! Allo stesso modo, Empedocle potrà giustificare il movimento, il costante ed eterno fluire delle cose nella dialettica, a tratti ancora un po’ mitica, fra Amore e Contesa, nonostante che queste due Forze inizino già a preannunciare le caratteristiche che saranno assegnate da Anassagora al Nous, al pensiero, alla mente: le cose si muovono perché esiste una grande anima del mondo, una forza razionale che permea tutte le cose e le rende in ogni momento diverse, pur essendo sempre le stesse. Si può! In ogni caso, qualsiasi sia la risposta che si dà al problema dei Molti nell’Uno, il desiderio di porsi l’interrogativo pone i primi filosofi nell’orbita del sentiero che, a un tempo, conduce verso forme maggiori della stessa speculazione filosofica e verso la scienza. Non il mito, non l’immaginazione, ma la logica e l’intuizione sono gli elementi protagonisti di un’era che, necessariamente, si fa atea, anti-pietistica, empia. La scienza e la religione, la filosofia e la fede sembrano recidersi, nonostante il loro destino, successivamente, sarà di nuovo di interconnettersi, ma a quell’epoca si saranno superate le grandi creazioni platoniche e aristoteliche; inoltre, ci sarà stata l’affermazione di una teologia ebraico-cristiana che avrà le proprie radici nel Neoplatonismo alessandrino prima e negli sforzi dei Padri della Chiesa di recuperare e interpretare la tradizione filosofica classica alla luce della fede.

Resta da chiarire la posizione di Parmenide e di Eraclito, di Anassagora e di Empedocle, cui abbiamo fatto cenno in queste nostre riflessioni: si intuirà che, pur con le differenze reciproche e quelle con gli Ionici, li abbiamo nondimeno ascritti ai cosmologi, ai fisiologi che hanno dato origine alla storia della filosofia.

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