Freud, la psicanalisi e la letteratura

Freud, la psicanalisi e la letteratura

On 10.13.09, In Classe 5EA, By fgabetta

Il saggio, che qui si propone, intende rispondere ai seguenti quesiti:

  1. In che cosa consiste la scoperta freudiana?
  2. Perché tale scoperta è davvero rivoluzionaria?
  3. In che modo si rapporta la letteratura alla psicanalisi?
  4. Perché leggere Freud?

L’inventore della psicanalisi e scopritore dell’inconscio. Sogni, lapsus e azioni bizzarre indicano l’esistenza di un mondo psichico rimosso

La psicanalisi e la letteratura: un rapporto d’amore inconscio.

Quali rapporti legano la scoperta dell’inconscio da parte di Freud e la rivoluzione letteraria dei primi del 1900?

Destinatario: Rivista di divulgazione di massa (supplemento settimanale di quotidiano).

Autore: Fabio Gabetta.

La psicanalisi è un’invenzione del medico viennese Sigmund Freud: egli, nella cura dei pazienti, ha notato certi isterismi nei comportamenti, che si spiegano mediante traumi infantili e mediante alcuni desideri inconsci di chi era in cura da lui. In particolare, una signorina, Anna O., non riusciva a bere con il bicchiere, perché l’atto del dissetarsi le ricordava il cane dell’odiosa governante che gestiva casa sua: la signorina O. odiava, evidentemente, la governante, che era molto severa con lei; la governante possedeva un cane che aveva l’abitudine di bere dal bicchiere. Anna ha trasferito l’avversione per la governante al cane e all’azione che l’animale ha compiuto: l’abbeverarsi dal bicchiere. Così, ogni volta che lei doveva bere, davanti al bicchiere aveva un attacco isterico. Questo fatto particolare, il motivo del blocco psicologico davanti al boccale d’acqua, è stato scoperto grazie all’ipnosi. Freud capisce che era l’inconscio a bloccare la signorina O e a impedirle di condurre una vita normale.

L’inconscio è una scoperta di Freud: c’era già dentro la nostra mente (che si chiama pure “psiche” o “anima”). Il problema è chi si occupava della psiche, fino a quel momento aveva creduto che l’unica parte della mente a esistere era la coscienza. Con Freud si capisce che la coscienza è solo una piccola parte della mente: la maggior parte del nostro comportamento, si spiega grazie all’inconscio.

La scienza sperimentale e la medicina tradizionale hanno curato le nevrosi o con i farmaci, per lo più naturali, o con operazioni chirurgiche sul cervello o sulle parti malate. Con la psicanalisi, si incomincia a utilizzare la parola per capire i traumi dei pazienti e cercare di curarli.

Per capire l’importanza dell’inconscio, basta pensare ai sogni, che spesso la mattina dimentichiamo: Freud, l’anno 1900, pubblica L’interpretazione dei sogni, un’opera che è considerata rivoluzionaria. Il sogno è un modo particolare per far emergere l’inconscio, di giorno represso. Noi non vogliamo ammettere a noi stessi che la molti comportamenti sono dettati dal desiderio sessuale e, di giorno, applichiamo inconsciamente una censura per rendere la nostra immagine accettabile agli occhi degli altri. Ma la notte la censura non c’è e il desiderio sessuale emerge chiaramente.

Freud distingue tre istanze, tre bisogni psicologici dentro di noi, e li classifica, dando a ciascuna istanza (che significa, propriamente, “richiesta”) un nome. L’ES è l’inconscio più totale: indica la pulsione sessuale pura. Al di sopra dell’ES si trova il Superio o Superego (un grande Io): la cultura della società, la tradizione e l’educazione reprimono i desideri sessuali, facendoci sentire in colpa quando li manifestiamo o li pratichiamo. Il Super-Io è l’istanza morale che ci farebbe comportare bene, ossia ci permette di comportare come la società vuole. Anche l’azione della cultura avviene in modo inconscio, ma per contrastare il pericolo di un ES sfrenato, perché troppo desideroso di sesso. Al centro della vita psichica, però, c’è l’Io, che grosso modo coincide con la coscienza e che deve decidere, ogni momento, quali comportamenti mettere in pratica e quali, invece, evitare.

Perché studiare Freud?

Studiare Freud può sembrare strano, perché è un autore di saggi di psicologia analitica e non di letteratura. La locuzione[1] psicologia analitica indica il tentativo freudiano di analizzare, ossia di dividere fino all’estremo, l’anima umana, per comprenderne la struttura: “Com’è fatta la mente? Perché non ricordiamo tutto? Perché certi ricordi infantili sono fondamentali? Che cosa sono i ricordi di copertura?” sono alcuni quesiti della psicologia analitica.

Freud psicologo analitico, dunque! Freud psicanalista, oltre che neurologo, il medico dei nervi! Perché studiarlo in Letteratura, quando potrebbe essere un autore di Filosofia?

La letteratura è spesso influenzata dalla filosofia: in questo caso, Freud inaugura una rivoluzione molto importante, come dimostra l’opera sui sogni che abbiamo ricordato. Si dice che la psicanalisi rappresenti una nuova Rivoluzione copernicana: evidentemente, una rivoluzione per la psicologia e non per l’astronomia. Copernico prima e Galilei poi hanno sostenuto che non fosse vera la convinzione della Bibbia e di Aristotele che voleva la Terra al centro dell’Universo e il Sole come pianeta rotante attorno a lei. Il sole è il centro, la terra è un pianeta che gli ruota attorno, con un’orbita che Keplero dirà essere ellittica (a forma di ellisse). Questa è una svolta per l’astronomia. Ebbene: con Freud, la studio della mente vive anche lei una stupefacente rivoluzione. Ora il centro della vita psichica non è la coscienza, come si credeva fino agli albori del 1900, ma l’inconscio.

Dunque, la letteratura, spesso, non è comprensibile senza la filosofia. In particolare, uno scrittore irlandese (di area anglofona[2]), che ha avuto un debito nei confronti di Freud fu Joyce. In Italia ricordiamo il triestino Italo Svevo, autore de La coscienza di Zeno e Pirandello, autore di teatro, di novelle e di romanzi che hanno fatto dell’inconscio un problema letterario e filosofico allo stesso tempo.

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