La razionalità demoniaca o apollinea di Socrate

Se i fisici hanno ritenuto di identificare l’arché con il Divino, in uno sforzo di trascendentalizzazione del Principio di ogni cosa, Socrate, invece, non sembra poter accettare siffatto presupposto.
Il Principio delle cose non è razionalmente sostenibile: per provarlo, basterebbe ripercorrere alcuni tratti della storia della pre-filosofia. Per inciso, se qui introduciamo il concetto di prefilosofia, ciò sta a indicare che, propriamente, si può ritenere il sapere filosofico essere nato con Socrate: ciò equivale ad affermare, in altri termini, che prima di questo maestro, la filosofia ancora non aveva raggiunto il proprio status autentico, che la contraddistinguono.
La filosofia è razionalità, è uso della ragione, capace di occuparsi di tutti gli ambiti del reale, dalla cosmogonia/cosmologia all’etica, dalla fondazione della divinità alla politica, dall’educazione all’amministrazione della giustizia e alla scienza. La filosofia è scienza del tutto in senso autentico, cioè del cosmo, dell’universo, inteso non solo e non tanto in senso fisico, ma come ciò che abbraccia – propriamente – la totalità.
Questa estensione della filosofia a ogni ambito del reale non è possibile prima della sofistica e con Socrate: abbiamo affermato che Socrate potrebbe essere un pessimo maestro, ingannevole quanto e più dei sofisti che lui combatte e, dunque, la sua condanna a morte è – in questo senso, magari a tratti provocatorio – un fatto inevitabile. E inevitabile era comunque, entro la logica ateniese che non poteva sopportare alcun sovvertimento al modo tradizionale di pensare la religione, lo stato e la politica. Il sofista Socrate, dunque, si pone agli antipodi della concezione allora diffusa del sapere e del modo di governare, senza per questo che egli davvero potesse rivendicare una oggettiva garanzia di quanto lui andava asserendo.

Eppure, qualche elemento che potesse far da garante alla sua speculazione doveva pur esserci: il suo modo di ragionare si basava, come accennato, su un’estremizzazione radicale dell’uso della ragione. Con Socrate si abbandona la credenza (o la venerazione) nel dio Dioniso, per dare spazio all’incondizionata adesione ad Apollo, simbolo del rischiaramento razionale. Rischiaramento è un termine centrale, perché indica quanto il pensiero socratico (ma pure l’intera sofistica, cui esso si contrappone a tratti e a tratti, ancora, porta a compimento) è ravvicinabile all’Illuminismo settecentesco. Dioniso rappresenta l’ebbrezza del vivere genuino, la capacità dell’uomo di darsi un senso etereo e danzante, di vivere in armonia con la Natura, perché l’uomo ne è, per definizione, parte integrante. Al contrario, Apollo – già venerato dai Pitagorici – è il Sole, la Luce, la Ragione, l’Intelligenza dell’uomo che vuole comprendere ogni cosa: alla forza dell’istinto, della gioia, dell’improvvisazione si sostituisce quella della comprensione, della logica estrema, del nous che pensa a se stesso come fondativo di se stesso e dell’universo intero.
L’istinto, a onor del vero, è sempre una forma di comprensione: si osservi che il termine comprendere indica un racchiudere dentro a, un fissare un contenitore/contenente dentro cui esiste e si staglia un contenuto tutto da scoprire. E’ un prendere assieme le cose, senza eccessivamente porsi il problema di come la suddetta comprensione avvenga. Eppure, quando si inizia a distinguere un contenente e un contenuto e si realizza l’esistenza di questa specifica articolazione, il passo per transitare dall’istintività dionisiaca a quella apollinea è ormai effettuato. Le classificazioni, le ripartizioni, le distinzioni sono il frutto del ragionamento logico e non di quello istintuale. Questa osservazione serve a indicare come il passaggio all’analiticità di Socrate fosse, entro la storia della filosofia, un fatto inevitabile, perché il pensiero umano, anche inconsciamente, si è comunque districato entro una costellazione più o meno ampia di categorie, le quali presuppongono non già l’istinto, bensì la razionalità solare.
In questo senso, nondimeno, la condanna di Socrate è – logicamente, ossia analizzando gli eventi a partire dalla Ragione – un fatto assurdo e indecifrabile: ribaltiamo, così, quanto asserito in altri punti del nostro ragionamento. Socrate viene condannato come il peggiore di tutti i sofisti, come colui che voleva corrompere una società che, invece, lui avrebbe desiderato migliorare e perfezionare: gli altri vedono in lui un nemico, un corrotto e un corruttore, quando, di contro, l’intento socratico è di rendere consapevole la società dei suoi fondamenti razionali.
A questo proposito, nondimeno, forse non bisogna dimenticare l’insegnamento hegeliano, evidentemente tardivo ma sempre illuminante per comprendere quanto è successo nel passato filosofico: la filosofia è la nottola di Minerva, l’uccello serale che spicca il volo tardivamente, solo quando la giornata si volge all’imbrunire. I tempi di Socrate auspicavano, insomma, una razionalizzazione del sapere e una ricerca di un fondamento rischiarante della società e del mondo, ma questo auspicio non era ancora giunto alla piena coscienza di sé. Così, Socrate, come successivamente Gesù, è condannato a morte, nonostante il suo pensiero incarni l’inevitabile progresso del comprendere, ossia l’autentico sforzo che il pensiero umano, per definizione, cerca di realizzare, per poter vivere nel mondo da protagonista e non come semplice comparsa.
Ma allora non si possono accettare né le divinità tradizionali, né la confusione che vuole i doversi arché concepiti dai fisici a lui precedenti quali orientati al divino. Se abbiamo visto come i presocratici abbiano sempre tentato di fondare una Metafisica del cosmo, questa metafisica, tuttavia, non può essere sufficiente a giustificare il posto dall’uomo occupato nell’universo. La critica socratica a tutte le filosofie della physis, da Talete a Democrito, rinviene in questa specifica consapevolezza la propria motivazione più profonda, riassumibile nell’evidenza, peraltro, che non è dato far emergere come superiore e maggiormente giustificante un Principio rispetto a un altro.
Ciò che spiega il mondo e il nostro ruolo nell’universo è l’essere noi in possesso di un’anima, che deve essere curata in modo puntuale, forse persino ossessivo, perché essa fonda il nostro Io e il nostro Io può rapportarsi al mondo esterno. La verità delle cose è da ricercare dentro di noi, come il demone socratico suggerisce al nostro filosofo. Sconfitta la filosofia della natura, l’uomo trova il proprio senso in se stesso: abbiamo qui introdotto un nuovo concetto, quello del demone mordace, che non può accettare la passività e l’ignavia umana, poiché, al contrario, egli esige che sia riconosciuto come l’elemento più intimo e vero del nostro essere animale (ossia dotato di anima). Il se stesso è l’anima o il demone che ci morde quando neghiamo a noi stessi la verità più sublime e, dunque, più vera. Questo demone è una sorta di oracolo interiore che i filosofi, i veri sapienti, possiedono e raggiungono: se ci sentiamo spinti da questo demone, è perché possediamo qualcosa di superiore rispetto alla massa degli uomini comuni. Chi sente il demone, ha dentro di sé la voce che gli parla direttamente, quasi sia quel singolo uomo il depositario di un superio
re sapere divino che si manifesta per la doppia via del logos e della rivelazione, la seconda delle quali, dunque, non può – per definizione – contraddire la prima.
Se la razionalità permette di individuare le contraddizioni presenti in seno alla società, il demone prospetta un nuovo modo di considerare la divinità, svincolato dal potere della tradizione: Socrate è condannato per aver concepito nuove divinità e per aver portato alla razionalità laddove, inevitabilmente, essa doveva spontaneamente arrivare, anche se i tempi non erano ancora maturi per accettare il modo di ragionare della vera filosofia.
Ma allora la filosofia precedente era del tutto irrazionale? Allora non era davvero filosofia? Quando nasce, propriamente, il sapere filosofico?

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s