Contesa, Amore e i quattro elementi empedoclei


La Contesa separa mentre l’Amore congiunge: queste due forze cosmiche sono coeterne come gli elementi fuoco, aria, acqua, terra. L’una e l’altra forza cosmica prevalgono a cicli costanti fissati dal Destino. Il predominio di Amore, dunque, porta all’unità, il dominio di Contesa porta alla disgregazione delle cose. L’unità suprema è lo sfero e il cosmo è il disgregarsi dello sfero per opera di Contesa (Empedocle).

Gli elementi che Empedocle propone rappresentano una nuova modalità di concepire l’arché, il principio da cui scatuiscono le cose. Si tratta di uno sforzo di superare le aporie dell’eleatismo, poiché era evidente quanto la scuola parmenidea si fosse in qualche misura bloccata dinanzi al problema di giustificare i fenomeni della realtà, assolutamente inspiegabili, nel fondo, quando si parta dall’Essere in quanto Essere e si affermi che quanto è generato non è.
Benché questa interpretazione dei principi della Scuola di Elea sia riduttiva, il problema di comprendere appieno la nostra realtà deve, comunque, essere affrontato: se per Zenone, ad esempio, il movimento è solo un’illusione dei sensi, ingiustificabile a partire dalla razionalità più autentica, ciò non significa che quanto i sensi ci trasmettono sia così falso in assoluto. Possiamo pur vivere in una realtà illusoria, sebbene, a rigore, ammettere questa illusiorietà del reale appare assurdo: possiamo ritenere che quanto i sensi sono un veicolo della conoscenza ingannevole, ma già Parmenide riteneva esistere una forma di opinione probabile, che dovesse essere comunque accettata da chi fa parte di questo nostro mondo.
In altri termini, un rifiuto radicale delle verità sensoriali è logicamente impossibile: se la razionalità urta con la sensibilità, quest’ultima deve essere opportunamente tradotta entro le categorie della razionalità medesima, pena il rischio di asserire che l’uomo non è e quanto egli conosce è falso, ingannevole e non meritevole di alcuna considerazione.
Si osservi attentamente la conclusione qui addotta: è certamente legittimo, a rigore, sostenere che l’uomo non è, ma a questo punto, dal punto di vista logico, anche la sentenza che solo l’Essere è decade di ogni valore conoscitivo e logicamente fondante. Se l’uomo non è, non è neppure la razionalità che ha permesso a lui di trascendere l’empirico e giungere alla conclusione dell’assoluta esistenza dell’Essere, concepito come unico e autentico arché. Quando la verità sensibile è negata, è negata la capacità dell’uomo di conoscere e l’uomo stesso, che è entità composta di sensi e ragione. L’alternativa è di indicare come reale esclusivamente solo la dimensione logoica dell’uomo, la logica razionale e il pensiero che caratterizzerebbe l’uomo, ma così facendo l’uomo potrebbe, forse, confondersi con Dio.
Si devono, pertanto, necessariamente ritenere validi, benché non necessariamente in assoluto, i contenuti sensibili. Ma nel fare ciò, si deve tentare di superare le aporie eleatiche, così fondamentali, si rammenti, per comprendere come il pensiero filosofico emerga sempre da istanze concrete, su cui in qualche misura avanza speculazioni teoriche.
Il mondo fenomenico è: questa certezza è innegabile. Forse non potrà possedere lo stesso status di essere dell’Essere supremo, di Dio, ma non c’è dubbio che l’esperienza che ci circonda abbia qualche misura di verità al proprio interno e che le cose attorno a noi – e noi stessi – esistano. Dal monoarché si passa a una concezione molteplice dell’arché, inauguarata da diversi fisici pluralisti e, in particolare, da Empedocle.
Quattro per lui sono gli elementi, gli arché che si devono considerare. Essi non cessano mai di esistere, sebbene ciò che essi stessi compongono possa perire: nascere e morire sono solo costruzioni progressive e variabili dei quattro elementi, i quali permangono oltre il cosmo. Anzi, a rigore, abbiamo già osservato in un altro post che i cosmi potenzialmente componibili a partire dagli elementi, da Empedocle chiamati radici, sono infiniti. Le radici non sono il cosmo, non si identificano con esso (o con essi), ma esistono prima del cosmo e ne sono la premessa logicamente e fattivamente costitutiva.
Deve però essere spiegata la cosmogonia derivante dall’aggregazione e dalla disgregazione delle quattro radici. Qui Empedocle introduce due principi, due forze cosmiche che indica coeterne e coesistenti ai quattro elementi: Contesa e Amore, capaci di determinare ogni entità materiale di cui noi facciamo esperienza.
L’Amore unisce, Contesa disintegra. Amore, quindi, è il principio positivo, mentre Contesa è quello negativo. Amore porta tutti gli elementi a vivere un’armonia di fondo, a essere nello Sfero che è la massima perfezione divina. Contesa, tuttavia, non è così negativa come si potrebbe pensare di primo acchito: essa disfa lo Sfero, lo scioglie e permette al cosmo che noi oggi viviamo di esistere. D’altro canto, Amore disfa il cosmo per riportare tutto nello Sfero. Ma è evidente quanto il cosmo abbia una valenza negativa all’interno di Empedocle.

2 thoughts on “Contesa, Amore e i quattro elementi empedoclei

  1. […] L’Arché diviene altro da sé, cambia la propria natura, modifica la propria sostanza per assumere tutte le sostanze di cui l’Universo è composto: dal punto di vista logico, tuttavia, se si ricerca un principio esplicativo e lo si identifica con una materia specifica, non si è risolto il nodo circa il come effettivamente avvenga il cambiamento – di come l’Acqua divenga terra, uova, arbusti, stomaco, nuvole e così via. Il problema è risolto invece quando si indichi in più elementi il principio primo del Cosmo e si passi dal mono-archismo, dal credere che l’Arché sia un solo elemento, a una serie congruente di archai, di principi che compongono il reale. Se ogni cosa che noi conosciamo esiste solo in virtù di miscele fra le Radici, è più semplice comprendere, entro questa ipotesi, l’esistenza attorno a noi e dentro di noi di oggetti così diversi fra loro.  Ma c’è di più: le forze che muovono il processo della formazione (o genesi) del reale, con Empedocle, diventano, almeno in un certo  senso, trascendenti, cioè non sono più interne alle cose stesse, così come avveniva per tutti i Cosmologi precedenti. Empedocle si rende conto che bisogna postulare le Forze che muovono l’Universo e che devono essere esterne alle cose che sono generate: queste Forze sono Amore e Contesa, che determinano processi circolari cosmici, come già illustrato in un nostro altro post […]

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