Filosofia, mito e razionalità


Uno dei primi nodi da considerare è, indubiamente, di capire l’origine della filosofia.
Se storicamente sappiamo che il pensiero filosofico nacque nella Grecia del VI secolo a.C., è pur vero che questo inizio va meglio contestualizzato e compreso. Quali erano i primi problemi di cui la filosofia si è occupata?
La risposta classica è che la filosofia, ai propri albori,si è occupata della cosmogonia, ossia del problema di come l’universo si sia prodotto, si sia dato nella nostra realtà, come qualcosa di ordinato (cosmo, appunto, in contrapposizione al caos).
Cosmogonia, ossia genesi del cosmo. Ma questo problema era già presente nei miti diffusi in Grecia e risalenti a Omero ed Esiodo. Quest’ultimo aveva già prodotto una serie di cosmogonie che indicano come il mondo fosse stato geenrato e, questo mondo, era il risultato della nascita delle diverse divinità che presiedevano ai diversi fenomeni naturali. In altri termini, dietro e oltre le diverse cosmogonie si rivelano altrettante teogonie, ossia creazioni di divinità: esse non sono eterne, non esistono da sempre, ma nascono nel momento in cui esse si immanentano nel cosmo, all’interno di uno specifico fenomeno naturale.
E’ così evidente che l’ambito mitico non ha nulla a che vedere con la filosofia: mito e filosofia sono due realtà distanti, incommensurabilmente separate fra loro. Il mito è una spiegazione fantastica, irreale, irrazionale, illogica, mentre la filosofia si caratterizza per l’intrinseca razionalità, per il desiderio di speculazione, di riflessione, di comprensione delle cause di ogni realtà che ci circonda.
Ma il mito, lo si è detto, è spiegazione: per quanto arbitraria e irrazionale questa possa essere, si tratta di un tentativo, che nel mito si ravvisa, di comprendere l’intera realtà. Ed è proprio per siffatta specifica motiuvazione che si può tranquillamente capovolgere, in modo dialettico, la precedente affermazione e asserire, qui, che il mito non è per nulla così distante dalla filosofia: anzi, questa forma di letteratura rappresenta, se possibile, la genesi medesima del sapere filosofico, il suo fondamentale presupposto culturale che nessuno, mai, potrà facilmente negare. In sintesi, e in modo invero a tratti provocatorio, si potrebbe arguire che il mito è autenticamente filosofia. A essere un po’ più precisi, il sapere mitico rappresenta la filosofia prima ancora della nascita ufficiale della filosofia, ossia esso è la
filosofia ante philosophiam.
La spiegazione teogonica e cosmogonica di Esiodo, per esempio, ha caratteri razionali di non secondario conto, totalmente e perfettamente ravvicinabili, anzi no, addirittura conciliabili e sovrapponibili con le caratteristiche precipue della filosofia: per questo, almeno in un certo senso, il mito è autenticamente filosofia. La ricerca delle cause, la relazione causa-effetto, il desiderio di indicare un perché delle cose sono elementi irrinunciabili tanto nell’ambito mitico, quanto in quello filosofico.
Ed è qui che comprendiamo la genesi storica della filosofia, nella Magna Grecia del VI secolo, sulla costa ionica: la prima forma di speculazione è, in effetti, rientrante nella cosiddetta scuola ionica di Mileto e i primi tre filosofi, Talete, Anassimandro, Anassimene erano milesi, ossia – com’è noto – greci dell’odierna Turchia. A quale interrogativo rispondevano gli ionici di Mileto? Il loro problema era quello di ricercare un
arché, un principio che fosse in grado, da solo e per se stesso, di spiegare l’universo ordinato, il cosmo: un principio, dunque, cosmogonico e, perciò, cosmologico, giacché non si può per nulla separare la genesi del mondo come teoria filosofica dalla teoria stessa. Qui entriamo nel vivo della questione filosofica: intanto perché il termine “arché” non è del primo filosofo che si studia sui manuali scolastici, Talete, bensì appartiene, per quel che è dato sapere, ad Anassimandro, che di Talete era discepolo. Ma la questione filosofica entra pure nel vivo perché, come si è detto, non è separabile cosmogonia da cosmologia: concezione dell’universo e genesi dell’universo sono solo riflessi diversi della stessa unica teoria, dello stesso unico modo di pensare.
E i primi filosofi (parola pitagorica, invero), erano fisiologi (physiologi), perché studiavano la natura e ne ricercavano il principio naturale costitutivo.

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