Empedocle e la Tetragonia archetipica

Slide 1 - Il contesto e gli obiettivi di Empedocle da Agrigento

Per comprendere appieno la filosofia di Empedocle, si deve inserire la sua stessa speculazione filosofica all’interno del quadro eleatico, che il filosofo di Agrigento, tuttavia, intende superare: la Verità non può essere solo un prodotto del pensiero, così come ritenevano Parmenide, Zenone e Melisso, poiché anche la prospettiva del Fluire eterno di Eraclito ha una sua ragione reale che non può essere sottaciuta. Del resto, i sensi indicano chiaramente che le cose che ci circondano nascono e periscono e tutto è nel cambiamento; tuttavia, ciò che cambia non sembra dotato di una sufficiente giustificazione ontologica, non essendo riusciti a raggiungere i filosofi precedenti a una chiara spiegazione di un arché capace di dare conto del molteplice in cui siamo inseriti. Pertanto, è necessario rinvenire una sintesi fra le prospettive come quella ericlitea che vede l’Arché nel Cambiamento stesso, nel Logos rappresentato dal Fuoco e quella parmenidea, che dismette il mondo dei sensi semplicemente asserendo che ogni percezione è illusoria e che ciò che esiste vada compreso esclusivamente mediante il Pensiero. L’Essere è eterno, immoto, infinito, materiale e non sottostante a nascite e tramonti, come indica la slide 1.

Si tratta di conciliare l’esperienzialità, il mondo dell’esperienza, con il mondo dell’intelletto e comprendere che, se le cose del mondo si disgregano, pure deve esistere qualcosa che permane e che è eterno e ingenerato, esattamente come l’Essere di Parmenide. Questo qualcosa sono delle particelle materiali, chiamate da Empedocle radici. La Natura o Physis  è un composto, una miscela, un continuo rimescolamento delle quattro radici teorizzate da Empedocle: l’Aria, l’Acqua, la Terra e il Fuoco, delle sostanze che la tradizione post-empedoclea ha identificato con i quattro elementi primari e che Empedocle, invece, concepisce come particelle ultime e ultimative dell’Universo: esse sono eterne, ingenerate, indistruttibili e non transitano mai verso il Non-essere, il Nulla e non provengono dal Nulla.

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Slide 3 - La soluzione al problema

Quando gli oggetti reali si consumano e si deteriorano, le Radici si separano dai corpi oggettuali per ritornare nel proprio luogo originario, rimanendo tuttavia sempre identiche a se stesse e, soprattutto, rimanendo le uniche realtà ad esistere quando Tutto, l’Intero del nostro universo, non esiste più.

Si superano così i limiti della Fisica cosmologica ionica : una sostanza (physis) quale l’Acqua o l’Aria erano concepiti quali arché esplicativi della molteplicità dell’Universo, poiché esse, grazie per esempio a processi di rarefazione e condensazione o altri meccanismi similari, potevano divenire qualsiasi cosa che noi sperimentiamo nel nostro mondo. Qualsiasi cosa, sottolineo!

Dalle piante agli animali, dalle rocce al cielo stellato, ogni cosa era, per gli Ionici, nient’altro che una trasformazione dell’arché che ora Talete, ora Anassimene avevano scelto.

L’Arché diviene altro da sé, cambia la propria natura, modifica la propria sostanza per assumere tutte le sostanze di cui l’Universo è composto: dal punto di vista logico, tuttavia, se si ricerca un principio esplicativo e lo si identifica con una materia specifica, non si è risolto il nodo circa il come effettivamente avvenga il cambiamento – di come l’Acqua divenga terra, uova, arbusti, stomaco, nuvole e così via. Il problema è risolto invece quando si indichi in più elementi il principio primo del Cosmo e si passi dal mono-archismo, dal credere che l’Arché sia un solo elemento, a una serie congruente di archai, di principi che compongono il reale. Se ogni cosa che noi conosciamo esiste solo in virtù di miscele fra le Radici, è più semplice comprendere, entro questa ipotesi, l’esistenza attorno a noi e dentro di noi di oggetti così diversi fra loro.

 Ma c’è di più: le forze che muovono il processo della formazione (o genesi) del reale, con Empedocle, diventano, almeno in un certo  senso, trascendenti, cioè non sono più interne alle cose stesse, così come avveniva per tutti i Cosmologi precedenti. Empedocle si rende conto che bisogna postulare le Forze che muovono l’Universo e che devono essere esterne alle cose che sono generate: queste Forze sono Amore e Contesa, che determinano processi circolari cosmici, come già illustrato in un nostro altro post

Qui notiamo solo una cosa: l’Amore è ciò che aggrega, unisce ed è un valore positivo, quasi preludio del Bene di Platone, mentre Contesa è distruttiva, esattamente come il Pòlemos di Eraclito, pur con la differenza che è proprio il carattere guerriero dell’Universo a essere, in quest’ultimo filosofo, portatore di vita. il cambiamento è, infatti, in Eraclito decisamente vitale. Il ciclo innestato da Amore e Contesa, dal principio di Aggregazione e da quello di Distruzione, porta al principio dell’Identico, all’Eterno Ritorno di cui parlerà, nella seconda metà del XIX secolo, Nietzsche. Il mondo che i due principi metafisici di Amore e Contesa costruiscono può potenzialmente essere sempre diverso ogni volta che le quattro radici si aggregano e si disaggregano, ma poiché la materia è complessivamente sempre la stessa – c’è una sorta di principio della conservazione dell’energia e della materia in questi filosofi - allora si può ritenere che ciò che è generato è in fondo molto simile, se non addirittura identico in ogni sua parte, al mondo che è esistito in un passato ormai scomparso. Tutto, in altri termini, si può riprodurre e probabilmente si riproduce esattamente allo stesso modo in cui si era già verificato innumerevoli volte, quando era Amore a regnare sovrana: non dimentichiamoci, del resto, che come Amore regna, l’Odio vuole imporre al Cosmo le proprie energie negative, determinando la scissione laddove esiste l’Unione delle cose.

Abbiamo detto che, con Empedocle, si è passati dal monoarchismo al plurarchismo, alla teorizzazione di più principi, le Radici, capaci di giustificare la realtà, pur essendo comunque oltre la realtà, almeno in un certo senso. Le radici sono materiali, sono corpuscoli, sono entità materiche che danno forma alle cose, per mescolanza, ma esistono pure indipendentemente dalle cose. Parliamo di tetragonia proprio in riferimento a questi principi, poiché sono quattro, mentre, in generale, asseriamo che con Empedocle e, successivamente, con gli atomisti, si passa verso un pluralismo archetipico, allo scopo di spiegare la complessità del reale. Grazie a questa via – l’accettazione di più elementi di cui la realtà sarebbe composta – si supererebbe un arché squisitamente fisico, quale quello concepito dagli Ionici, per raggiungere spiegazioni più dotate di scientificità, nonostante debba essere chiaro che l’intenzione di tutti i filosofi, sin dalle origini, è proprio di giustificare la nostra conoscenza che noi possediamo della realtà e, dunque, di fare scienza.

Certo, Aria, acqua, Terra e Fuoco sono materiali, come detto, e dunque hanno attinenza ancora con la fisicità, mentre gli Atomi di Leucippo sono le più piccole realtà di cui l’Universo è composto e, dunque, anche per lui l’arché è in questo senso materiale. Tuttavia, le forze che governano l’Universo si fanno sempre più astratte e trascendenti, come già in parte illustrato, e ciò è motivo di novità, in quanto sottende una forte razionalizzazione del pensiero. Amore e Contesa sono ancora molto connessi, al di là delle implicanze ravvisabili nello sviluppo speculativo successivo, al mito, ma non sempre la parola filosofica ha assunto piena capacità di indicare ciò che ha a che vedere con la Ragione. Ma indubbiamente un sentiero è comunque tracciato.

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Scarica la presentazione La-filosofia-di-Empedocle: è necessario aver installato Office 2007 o successivi release. 
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